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  • LAMBELLO IL MONTE E IL LEONE (IL) -CARFAGNA BERNARDO

    LAMBELLO IL MONTE E IL LEONE (IL)

    di CARFAGNA BERNARDO

    prezzo: € 75,00

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    in sintesi

    Attraverso una minuziosa ricerca sui reperti araldici ancora esistenti nella citta di Ascoli e nei centri circonvicini, Bernardo Carfagna ripropone con taglio originale storia e personaggi della città medievale e della Marca meridionale. Calate nella realta dei tempi, le testimonianze aralche si intrecciano con efficacia ed incisivita alle considerazioni dellutore, per prospettare in modo peculiare il divenire della citta e del territorio. Grande rilievo viene dato agli stemmi pertinenti ai personaggi che in importanti realta comunali dei secoli XIV-XV (come Firenze, Bologna, Perugia..) esercitarono cariche di podesta, capitani del popolo, esecutori degli ordinamenti di Giustizia etc. Occasione colta per riportare alla luce, insieme agli stemmi rintracciati negli archivi storici delle citta toccate, anche tanti nomi calati da tempo nell'oblio; non solo dei personaggi di primo piano, ma anche di altre figure non meno importanti per comprendere meglio la nostra storia... Il profilo delle famiglie nobili trattate nel volume, proposto sulla base delle loro testimonianze araldiche superstiti, è inserito all'interno di una più estesa riconsiderazione della storia medioevale della città di Ascoli e delle Marche meridionali, intesa a favorire un più ampio collegamento con il fluire degli eventi della penisola italiana. Con attenta ricerca l'indagine è stata allargata agli archivi storici di Firenze, Perugia, Bologna, Orvieto e Parma (oltre che del Sovrano Militare dell'Ordine di Malta in Roma), rintracciandovi molti personaggi che, in qualità di Podestà, Capitani del Popolo, Giudici e Ufficiali, vi ricoprirono importanti cariche pubbliche. Non solo di Ascoli o di Fermo, bensì anche provenienti da diversi altri centri comunali che costellavano la regione. Di essi viene pubblicato lo stemma ancora presente sui registri del tempo, consentendo la conoscenza araldica anche di antiche famiglie nobili delle Marche meridionali estintesi in loco, o, non raramente, trasferitesi in altre regioni e città d'talia – così come accadde che, all'inverso, da altri luoghi, ceppi gentilizi si trapiantassero nelle Marche. Partendo dal concetto di nobiltà, così come andò definendosi tra Medioevo e Settecento, passando per quello della cavalleria dalle sue origini, ogni stemma di nobile famiglia e personaggio riproposti si configura, in tal modo, come sicuro testimone e riflesso delle dinamiche storiche e culturali dell'Italia medievale. Famiglie ascolane trattate e documentate araldicamente:ALVITRETI, AMBROSI, ANDREANTONELLI, ANIBALLI, ANTONELLI, ARPINI, BASTONI, CAMPORINI, CAPODACQUA, CAPPELLO (da Accumoli), CAPPONI, CARBONI, CARFRATELLI, CATALDI, CAUTI, CELESTINI, CENTINI, CIUCCI, CONTI, CORI, CORNACCHIA, DAL MONTE, DE ANGELIS, DELLA TORRE, FALCONIERI, FERRETTI, FERRI, FERRUCCI, FICCADENTI, FORTUNIO, GABRIELLI, GILIO, GIOVANNETTI, GIOVANNINI, GRASSI, GUIDEROCCHI, GUIDONI (da Accumoli), IOTTI, LENTI, MALASPINA, MARCONI, MARCUCCI, MARIOTTI, MARTELLESCHI, MASSEI, MERLI, MILIANI, MUCCIARELLI, NOVELLI, ODOARDI, PACIFICI, PALUCCI, PARISANI, PETRUCCI, PICCININI, PIZZUTI BENTIVOGLIO, QUATTROCCHI, SACCARDI, SACCOCCIA, SALADINI, SALADINI PILASTRI, SANTUCCI, SERIANNI, SGARIGLIA, SODERINI, TALUCCI, TIBALDESCHI, TRENTA, TUZI, VALERIANI, VANNOZZI, VENA. Nominativi di alcuni personaggi provenienti dalla sub-regione meridionale delle Marche, che, in qualità di Podestà, Capitani del Popolo, Esecutori degli Ordinamenti di Giustizia, esercitarono i loro mandati in città comunali dell’Italia centro-settentrionale come Firenze, Perugia, Bologna, Orvieto, Cascia, illustrati nel volume con stemmi e/o documenti:   CARBONESCHI DI ASCOLI E CIVITELLA (TE), CAMILLI, DELLA ROCCA, INNAMORATI, GIULIANI, BONAPARTE GRAMONTI, FRENIERI, LUCARELLI DI MONTE PASSILLO (COMUNANZA), ASSALTI DI OFFIDA, BRUNFORTE DELLA MARCA DI ANCONA, BRANCADORO DI FERMO, PARTINO DI MONTEFIORE DELL’ ASO, ACETI DI FERMO, ALALEONA DI MONTEGIORGIO, GIUSTINIANI DI FERMO, MARCHESI DI MASSA FERMANA E MONTAPPONE, CALMARTINI DI ARQUATA, PARISANI DI CASTIGNANO, DA MONTEROCCO, DA MONTECALVO, DA COLLOTO, DA SANTA VITTORIA IN MATENANO, DA MONTEGRANARO, DA MONTELEONE DI FERMO, DA FALERONE, DA PEDASO, DA MOZZANO.



    dettagli del libro

    Titolo
    LAMBELLO IL MONTE E IL LEONE (IL)
    Autore
    CARFAGNA BERNARDO
    Editore
    LIBRATI
    Anno
    2004
    ISBN
    978888769128

    Recensioni

    Data
    26/01/10
    Autore
    Maurizio Carlo Alberto Gorra
    Fonte
    Nobiltà - Rivista di Araldica, Gene
    Testo
    BERNARDO CARFAGNA, IL LAMBELLO, IL MONTE E IL LEONE. Storia e araldica della città di Ascoli e della Marchia meridionale tra Medioevo e fine dell'ancien régime, Ascoli Piceno 2004 - edizioni Lìbrati (Libreria Rinascita, p. Roma 7, 63 100 Ascoli Piceno) http//www.librati.it pp. 418, con illustrazioni a colori e b-n nel testo. «Ci scusiamo con i lettori, con l'autore e con l'editore per la tardiva segnalazione di questo testo la recensione del quale ci è alquanto gradita per i motivi che saranno presto evidenti. Dotato fra l'altro di un'elegante veste editoriale, questo volume d'aspetto solido e curato nasce da una spontanea aggregazione di fotografie raccolte nel tempo dal Carfagna sul suo territorio d'origine, secondo una prassi da lui seguita in altre ricerche già edite su rocche e castelli del territorio di Ascoli Piceno, stavolta egli ha pero preso in esame / le famiglie dei ceti dominanti ascolani, viste sia nelle vicende connesse alla loro presenza nel capoluogo ascolano, che nei risvolti attinenti ai loro esponenti attivi fuori Ascoli L'estensione temporale del volume è stata compresa nel periodo fra il medioevo e il 1789, essendo il primo l'epoca ritenuta la più significativa per Ascoli Piceno, ed il secondo un termine dopo cui il concetto di nobiltà decade. L'àmbito medievale è infatti protagonista del lavoro, giacché i reperti araldici conservatisi nel capoluogo marchigiano permettono di mostrare esempi di stemmi fra i più antichi, e che la raccolta fotografica ha giustamente evidenziato ritenendoli i più "originali" e originari. Sempre per restare sul lato araldico di questo interessante libro, va segnalato un ulteriore aspetto dell'attenzione con cui è stato trattato il tema: nell'introduzione l'autore precisa che, nel redigere la descrizione biasonica degli stemmi, si è inteso fornire non i blasoni dei singoli esempi fotografati, ma quello dello stemma "tipo" della famiglia. In questa maniera, come egli ben sottolinea, si è certamente potuto evitare di dar eccessiva rilevanza alle imprecisioni esecutive di alcuni di essi; però il modo di identificare con oggettiva certezza lo stemma "tipo" di un qualsiasi titolare è una questione di filosofia dell'araldica che offre tuttora ampio spazio al dibattito e che, al momento, forse trova adeguata alternativa nella contemporanea elencazione di più blasoni desunti da fonti differenti. La questione passa però in secondo piano di fronte alla constatazione che, rara avis nel panorama editoriale odierno, il bravo autore ha redatto ex novo quasi tutti i blasoni dati (ed ha scrupolosamente indicato la fonte da cui ha tratto i "non suoi"), curando anche la redazione di un apposito glossario araldico che chiude il libro, e che è stato mirato alle caratteristiche terminologiche degli stemmi presentati. Più in generale va detto che il libro è strutturato in quattro parti suddivise in capitoli i quali, partendo da argomentazioni generali, scendono progressivamente nella realtà gentilizia di Ascoli Piceno. Da p. 21 la prima parte, inerente alle metamorfosi di un ceto ed ai distintivi di nobiltà, esamina quest'ultimo concetto dal medioevo all'Ottocento ed il rapporto tra la sua evoluzione e gli stemmi, colti nel loro pieno valore di documenti della parte più vistosa della società: qui l'autore, suggerendo un nesso che vede derivare la nobilitas dalla noscibilitas, riporta le citazioni di differenti nobiliaristi dell'epoca e, via via, risale fino a Dante e ad altri classici occupatisi del tema (fra i quali, a livello anche legislativo, è citato Bartolo da Sassoferrato la cui principale opera di nostro interesse è stata recensita in Nobiltà, n. 36, maggio-agosto 2000, P. 251). A seguire, il testo si sofferma sulla cavalleria medievale, sul rapporto fra la sede vescovile e l'entità cittadina di Ascoli Piceno, e sul comune ascolano: tutte le pagine di questa prima parte del testo recano figure a colori, rade (com'è giusto che sia) ma atte a ben punteggiare l'argomento. In particolare, a p. 63 (nel capitolo dedicato alla città) spicca l'immagine della Porta Gemma di Ascoli, poi passata allo stemma cittadino odierno e scolpita su una lapide del 1379 all'ingresso occidentale del Palazzo Comunale. Nei capitoli successivi, l'autore segue la crescita della "gente nova" e la conseguente trasformazione del ceto nobiliare, concretizzatasi con l'innesto della borghesia più ricca nel corpo sociale dell'antica classe di stirpe guerresca e fondiaria vittima d'una progressiva erosione delle rendite; poi si occupa del Consiglio dei Cento, ossia del locale istituto di separazione dei ceti (operativo dal XV secolo al 1789) che fra l'altro assegnava il monopolio delle cariche comunali ai nobili. A chiudere la parte introduttiva, un capitolo su L'arma gentilizia compie una digressione generale sul messaggio visivo e concettuale annesso all'araldica. Da p. 101, ii libro entra nel merito dell'argomento trattando di Casale e personaggi ascolani negli stemmi della città: il cuore vero e proprio del lavoro, articolato in 68 schede di altrettante famiglie ordinate alfabeticamente, ognuna con note storiche (complete delle principali tradizioni sulle loro origini), principali vicende socio-politiche (ed adeguato evidenziamento dei rispettivi riflessi araldici), attività dei maggiori esponenti, e principali luoghi ascolani ove se ne vede lo stemma. Tutte le schede dispongono di un adeguato apparato di note comprensive della menzione delle fonti (sovente costituite da testi di storia locale, o da documenti come le prove di nobiltà del Sovrano Militare Ordine di Malta, o da recenti testi a soggetto araldico), e la maggioranza di esse anche del blasone dello stemma (talora riportato con alcune varianti). I rispettivi stemmi sono mostrati in più esemplari diversi tramite 169 fotografie, realizzate in siti e monumenti ascolani (e tutte in bianco-nero, anche quando l'originale è a colori). Circa il lato descrittivo dei detti stemmi, ribadiamo con piacere che quelli tratti da fonti manoscritte sono stati blasonati appositamente ex novo dall'autore il quale, appoggiandosi alle modalità correnti, li ha saputi ben redigere (nonostante alcuni minimi aspetti peraltro segnalati nella nota introduttiva, e per lo più conseguenti al desiderio di facilitare la lettura anche ai non esperti). Osserviamo però che il blasone a volte non viene dato, soprattutto nelle schede ove gli stemmi rilevati sono consunti (ma non solo: ad esempio le foto degli stemmi Ficcadenti e Fortunio, pp. 158 e 159, ne consentono agevolmente la blasonatura) mentre viceversa se ne blasonano altri quasi illeggibili, sia ricorrendo al giusto uso di puntini riempitivi per le parti non determinabili, sia attingendo ad altre fonti (come ad esempio nella scheda Camporini, p. 118). Dal punto di vista delle immagini, bellissime sono le riproduzioni di alcuni stemmi dei secc. XIV-XV ancora ben conservati. Altro punto degno di rilievo è l'attenzione dell'autore a cogliere la natura araldica di simboli o segni apparentemente generici e sparsi sulle mura dei palazzi di Ascoli Piceno, quali le figure dell'arma par/ante dei De Angelis su un portale (p. 143), o quelle della congenere arma dei Malaspina rese nei bracci in ferro battuto sporgenti dalle pareti dell'omonimo palazzo (p. 183), o le figure puramente geometriche (fasce) tratte dall'arma Parisani e per nulla evidenti da identificare per tali (p. 223). II libro, nel volgere al termine, arriva alla terza parte di p. 273 col capitolo su podestà, capitani del popolo e altri ufficiali ascolani nelle città comunali d'Italia. Questa parte inizia con un cenno a valenze e significati della loro presenza nell'Italia dei comuni, illustrando con 56 foto a colori e testi la diffusione di personaggi di Ascoli nelle cariche pubbliche di importanti comuni medievali e rinascimentali come Bologna, Cascia, Firenze, Orvieto, Perugia. Le immagini attingono qui a livelli di eccellenza, essendo tratte soprattutto da fonti d'archivio (ma ci sono anche lapidi e affreschi, tra cui spiccano alle pp. 322 e 323 quelli meravigliosi della Sala dei Notar in Perugia), realizzate ad alta definizione e ben databili (perché attestate su documenti certificati) a partire dal 1313. Da p. 339 l'ultima parte, dedicata all'addenda 'De Marchia meridionali' segue la falsariga dei precedenti capitoli ma si incentra su analoghi personaggi pubblici originati da famiglie della provincia ascolana; altre venti foto a colori di stemmi datati a partire dal 1312, e tratti da documenti di Bologna, Firenze e Perugia, continuano l'eccellenza già sopra registrata. Qui si raccolgono tstimonianze araldiche sparse per Ascoli Piceno e pertinenti a diverse famiglie non comprese nelle schede né nelle pagine precedenti, oppure anonime: il tutto è posto a commento di quarantadue fotografie, tutte in bianconero e relative a manufatti anche del XIII secolo; le ultime dieci di esse appartengono a sei stemmi di ascolani sepolti fiori città (Ferrara, Firenze, Parma, Roma). A p. 383 troviamo infine il suaccennato glossario, esteso su cinque pagine e con 95 voci blasoniche, molto essenziali nelle descrizioni, di assai immediata comprensione, e sostanzialmente corrette. A p. 389 è un articolato indice onomastico e topografico su 23 pagine, ed a p. 413 la bibliografia che occupa sette fitte pagine, ordinate alfabeticamente sugli autori: ve ne sono di celebri (fra cui il già citato Dante), molti locali, alcuni storici generali non soltanto italiani, i principali araldisti italiani, tre araldisti esteri, più atti di convegni, e diverse fonti manoscritte.» Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI (Istituto Araldico Genealogico Italiano), AIOC (Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche)