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  • ELOGIO DELLA FOLLIA -ERASMO DA ROTTERDAM; GARIN E. (CUR.)

    ELOGIO DELLA FOLLIA

    di ERASMO DA ROTTERDAM; GARIN E. (CUR.)

    prezzo: € 9,00

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    dettagli del libro

    Titolo
    ELOGIO DELLA FOLLIA
    Autore
    ERASMO DA ROTTERDAM; GARIN E. (CUR.)
    Editore
    MONDADORI
    Collana
    NUOVI OSCAR CLASSICI
    Anno
    1992
    ISBN
    978880435448
    Pagine
    140

    Recensioni

    Data
    22/05/09
    Testo
    Erasmo da Rotterdam (1466 o 49-1536) pensò a L'elogio della follia (ora tradotto per Einaudi nei Millenni da Carlo Carena, Torino 1997) tornando a cavallo dall'Italia nell'estate del 1509 e fu scritto di getto (in una settimana si favoleggia), in Inghilterra, a casa di Tommaso Moro al quale è dedicato, mentre era immobilizzato da un malanno, ma fu pubblicato, in latino, a Parigi nel 1511. Lo scrisse perché era privo dei suoi libri da consultare per i suoi libri barbosi e ricorreva alla battuta beffarda o alla metafora ardita per prendere in giro i sofismi della teologia medioevale che avrebbe voluto individuare l'ordine dell'universo e raggiungere l'assoluto. Io mi sono deliziato della traduzione di Eugenio Garin (pubblicata da Serra e Riva, Milano 1984) dopo che l'avevo letto in francese (Gilbert Jeune, Librairie d'Amateurs, Parigi 1951) con splendide illustrazioni di Dubout. "La follia quì è saggezza di vita, rassegnazione e mitezza di giudizio", "impulso creativo o spirito vitale" ma è anche fonte d'orgoglio, sete di gloria, nascita di stati. Fu, quando uscì l'edizione di Serra, il Corriere della sera chiese ad un filofoso (Emanuele Severino), ad uno studioso di lettere classiche (Dario Del Corno) ed ad un medico che cosa ne pensassero. Il medico fu l'unico che fece un vero e proprio elogio della follia: era lo scrittore psichiatra Mario Tobino, ex-primario allora di un reparto presso l'ospedale di Lucca in smontaggio e parlò di alcuni suoi malati, come sempre, particolarmente di una viareggina, la Bertucceschi, che aveva una psicosi periodica maniacale. Eludendo la sorveglianza delle infermiere, perché di solito calma ed ubbidiente, d'improvviso si spogliava nuda e, come uno scoiattolo o una scimmia, si arrampicava su un platano del cortile e volava da un ramo all'altro: gli toccava intervenire e intimarle di scendere, prima che cadesse e si facesse male, ma era estremamente felice di come si era comportata. Adesso con i psicofarmaci potenti, in fiale o pillole, sarebbe stata reintegrata nella società, ma non avrebbe volato più tra i rami: le sarebbe stato "assolutamente proibito sprigionare" la propria follia.